CAVALESE. Per non dimenticare Stava, venerdì 23 ottobre a Cavalese si vuole ricordare quel tragico giorno in cui la natura irruppe con tutta la sua violenza riversando un fiume d’acqua e fango nella Val di Stava. Questo il focus dell’evento “Musica sostenibile: La catastrofe innaturale della Val di Stava” Era il 19 luglio 1985. Il 23 ottobre il Palafiemme ospita un inedito duo che unisce fra musica e parole, scienza ed arte il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi e il cantautore Nicolò Fabi. Lo spettacolo sarà preceduto da un incontro dibattito e il ricavato dell’incasso verà devoluto a finanziare progetti, coordinati da Fondazione Stava 1985 che possano informare e sensibilizzare al delicato tema della tutela ambientale. A parlare dell’originale spettacolo, che come progetto parte proprio da Cavalese dove vede la sua Prima assoluta, è lo stesso Mario Tozzi, volto molto noto al grande pubblico. Come nasce l’inedita coppia Fabi-Tozzi e perché un progetto di sensibilizzazione che lega musica e scienza, cantautorato e divulgazione ambientale? «In realtà sia io che Fabi già avevamo separatamente l’idea di collaborare un giorno. L’occasione fu il trovarci insieme a casa di comuni amici a Roma. Ciascuno seguiva già il lavoro dell’altro con ammirazione. Personalmente la musica di Nicolò Fabi mi è sempre piaciuta ancor più ascoltando la sua “Il padrone della festa” che tratta un contenuto ambientale. Se ne è parlato e l’occasione è stata quella del “tragico ricordo di Stava”. Ambedue abbiamo colto l’occasione per dare un contributo di sensibilizzazione da un nuovo punto di vista». Quindi un progetto che ha come focus le catastrofi naturali? «Direi piuttosto le “cosiddette” catastrofi naturali, in quanto queste non esistono ma sono sempre causate da malafede e-o incompetenza umana. Così come il Vajont e altre. Lo spettacolo vuole “spargere” domande ambientali ma in modo inconsueto, attraverso una rilettura di canzoni che hanno in se una tematica ambientale. Qui lo spettacolo inizia e finisce con due canzoni di Fabi quindi appunto “Il padrone della festa” e “Una buona idea” ma all’interno abbiamo voluto anche “Il ragazzo della via Gluk” che penso stia per festeggiare il cinquantennale e che denuncia ante litteram in modo semplice l’alto tasso di consumo del suolo che si è fatto in Lombardia, un consumo folle che fa un continuum di insediamento umano ininterrotto tutta l’area che sepata Venezia da Milano. Quindi una denuncia dell’urbanizzazione selvaggia? «Non solo denuncia perché c’è anche lo spazio per una canzone sull’acqua della tradizione salentina E il tema dell’acqua è anche quello affrontato come alluvione in “Dolcenera” di Fabrizio De Andrè”. Insomma, musica e testi con considerazioni e commenti scientifici così come riflessioni sul destino dell’uomo». Diceva che le catastrofi non sono imprevedibili, vuole spiegare meglio? «Sì le catastrofi sono prevedibili e anche gli eventi. I fatti di cronaca recente legati alle alluvioni di questi ultimi giorni ci devono far prendere coscienza che l’Italia vede una frana ogni 45 minuti e per lo meno un morto al mese a causa di eventi di questo genere negli ultimi cinquant’anni. I dissesti idrogeologici sono evidenziati sul 50% del territorio in cui 8 milioni di italiani sono a rischio e in Trentino ben un 80% del territorio è a rischio, in Calabria il 100%. Questo è il divario fra vittime e denari». Volendo essere più espliciti? «Si è costruito troppo e anche dove non si doveva, il fiume prima o poi si riprende la terra e la natura fa il suo corso. Andrebbe varata una legge che obbliga al consumo zero di suolo e l’abbandono dei posti pericolosi». Come i Campi Flegrei? «Si sa che è il vulcano attivo più pericoloso assieme al Vesuvio, andrebbe evacuato e reso area edificabile. La geologia è una scienza esatta non prevede deroghe». Soluzioni? «Per esempio non concedere lo “stato di calamità” perché un sindaco dovrebbe essere obbligato a pensarci tutto l’anno, non quando la tragedia è avvenuta. Fermare tutte le concessioni edilizie». Accennava al Vajont, ci sarà un sequel? «A dire il vero doveva proprio partire dal Vajont il 3 ottobre poi invece non se ne è fatto più nulla. Per ora “Musica sostenibile” è legato a Stava, poi chissà vedremo nel tempo. Pensando a Stava e quindi al Trentino, e ai territori montani, qual è l’equilibrio, o meglio esiste un equilibrio, fra turismo e quindi per esempio impianti sciistici e tutela dell’ambiente? «Si dovrebbe invertire la tendenza e snellire infrastrutture che come un boomerang alla fine sono poco attrattive per un turismo che sempre più cerca la natura incontaminata. Il focus che vogliamo gettare è una riflessione dalla società del passato a quella moderna con un recupero della memoria e del rispetto per l’ambiente». Lo sviluppo sostenibile, non rischia di essere un’utopia? «Sono tematiche complesse su cui si sono spese tante parole e tanti scritti che non si può condensare in una frase o in uno spettacolo, tuttavia con 7 miliardi di abitanti sulla terra è evidente che lo sviluppo non può essere più sostenibile, se la diciamo tutta, ma si possono solo adottare dei correttivi anche se, sinceramente, non ho mai o forse ancora visto sviluppo fatto con il rispetto della natura».

© Katja Casagranda per IL TRENTINO

 

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