PIERINO E IL LUPO - PULCINELLA


di e con Ascanio Celestini

 

Ascanio Celestini porta in scena la fiaba sinfonica Pierino e il lupo di Sergej Prokof'ev insieme al PMCE – Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista. È un racconto imprescindibile per chi ama le storie. Un meccanismo a orologeria.

Fiati e archi, percussioni e timpani dell’Orchestra col Maestro concertatore, rappresentano i personaggi della storia: il flauto è l’uccellino, l’oboe è la papera, il clarinetto è il gatto, il fagotto è il nonno, i corni sono il lupo, il timpano i cacciatori e Pierino è interpretato da tutti gli archi.

L'interpretazione di Celestini pone l’accento sul gioco, quello di un ragazzino e dei suoi animali, sulla paura, l’inquietudine ancestrale per il lupo, sull’immagine della natura, quella che ci affascina, sulla sfida che mescola i ruoli.

L’attore si concentra sul linguaggio dell’opera per poi arrivare a una domanda: sappiamo tra Pierino e il lupo chi è il più forte e chi è il più debole, ma chi dei due è lo sciocco e chi il furbo?

“Pierino e il lupo è una fiaba moderna" - afferma l’artista - "Parente delle fiabe di tradizione orale solo nella forma, ma in realtà con una finalità diversa: raccontare un mondo musicale, fare da ponte tra la grande musica e la sua fruizione da parte dei giovanissimi.

Dunque il testo è poco più di un appiglio per imbarcarsi in un viaggio sonoro. Ma questa sua semplicità può diventare un’opportunità per giocare senza il bisogno di interpretare metafore complesse, immagini archetipiche.

"“Altre fiabe hanno uno spessore antropologico diverso, hanno attraversato culture differenti e vanno a scavare in maniera metaforica nel vissuto. In Pierino e il Lupo invece il meccanismo è semplice, c'è la semplicità delle parole e quella leggerezza che comporta non avere simboli o sensi nascosti dietro i suoni”.

Notevole è il peso e l’importanza della parte musicale che come un gioco riesce fare in modo che la musica non sia una porta chiusa bensì un “luogo” accogliente.

La seconda parte dello spettacolo è la suite di Pulcinella di Stravinskij per la quale l’autore non ha pensato un testo. Dunque la libertà per il narratore è totale. Ma al contempo il suggerimento del grande componitore russo non può essere ignorato.

Chi è Pulcinella? È lo sciocco che prende tutto alla lettera? Un contadino scansafatiche? Un furbo che si maschera per beffare tutti? Un matto? Un malato? Un vecchio rimbambito? Un maestro? Un eremita? Un giullare di corte? Un servo impertinente? Un rivoluzionario? Un anarchico individualista? La tradizione orale ci offre un incredibile repertorio di racconti dal quale attingere. E noi ne prendiamo un po’ qua e un po’ là. Pulcinella si potrebbe chiamare Giufà come lo chiamano i siciliani, ma anche Djuha, Djeha, Khoja, Hoca Jusuf, e pure Jugale e Ciuccianespole. Mia nonna di Anguillara Sabazia lo chiamava Zi’ Checco.

E non si sa mai se viva sfalsato alla realtà comune perché stupido o perché vede molto più a fondo e lontano degli altri.Dove vive il Pulcinella della nostra memoria? Trova ancora posto tre i nostri interessi? E che fine ha fatto il mondo dal quale proviene? È ancora un terreno fertile o un deserto?

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